Sento grida inconfondibili e mi giro, cerco di capire dove sta volando. Una frazione di secondo e me lo trovo di fronte. Il pellegrino sbuca improvviso da dietro la chioma di un carpino, viene dritto verso me ma, all’ultimo momento, fa una curva ampia e si dirige verso il cuore della valle, dove si ricongiunge con un altro giovane, di sicuro un fratello. In men che non si dica scompaiono alla vista tutti e due, dietro il pendio lontano. Osservo il monitor della macchina fotografica: qualche scatto buono c’è.
Non si può negare che l’evoluzione con il falco pellegrino abbia realizzato un vero capolavoro: una sintesi perfetta tra potenza, leggerezza, eleganza. È un vero animale totemico, capace di creare un legame stretto – se non una vera e propria ossessione – in molti umani che hanno avuto e continuano ad avere la fortuna di seguirlo mentre la sua sagoma inconfondibile attraversa il cielo come una saetta.
Non si spiegherebbe, d’altra parte, il successo di un libro famoso: The Peregrine di J.A.Baker, uscito nel lontano 1967, quando questi rapaci erano in una situazione molto critica a causa dell’avvelenamento da DDT.
Per fortuna dopo il bando del DDT, le cose sono tornate alla normalità ed i pellegrini continuano a solcare i cieli, a svolgere il loro ruolo ecologico e ad alimentare la fantasia degli uomini.