Amo le pernici bianche e so anche perchè.
Qualche volta le fascinazioni nascono senza apparenti ragioni, si provano e tanto basta. Non ci sono spiegazioni certe.
Per le pernici bianche è diverso: esse incarnano ai miei occhi i paesaggi aspri, freddi e respingenti delle montagne alpine, per i quali la selezione naturale le ha perfettamente adattate e che sono gli stessi che amo anch’io.
La sorte di queste figlie del freddo è però incerta, a causa dei numerosi ostacoli che noi umani abbiamo frapposto alla loro tranquilla esistenza sulle nostre montagne. Riscaldamento climatico, diminuzione della copertura nevosa, trasformazioni e distruzione del paesaggio montano, disturbo continuo in tutte le stagioni ne hanno drasticamente ridotto le popolazioni.
In molte aree delle Prealpi sono ormai solo un ricordo. A tutto questo si aggiunge anche la caccia, ancora praticata nonostante la situazione critica.
Ogni volta che le osservo muoversi tranquille tra le pietraie penso al loro futuro incerto, augurandomi che ce la possano fare. Sarebbe troppo grave perdere i loro movimenti silenziosi e furtivi , i loro voli improvvisi e quella voce gutturale, ancestrale, che quando si diffonde nell’aria ti trasporta in un passato lontano.