La fotografia di paesaggio è fatta di analisi, previsioni e tentativi. La maggior parte di quest’ultimi falliscono più o meno miseramente e portano con sé, inevitabile, la frustrazione.
Poi però si ricomincia, si riparte perché, alla fine, la volta buona, quella in cui tutti gli elementi collaborano e si incastrano alla perfezione come in un complicato puzzle, deve pur arrivare.
E allora è estasi, appagamento, euforia. Si tocca il cielo con un dito, magari un bel cielo fatto di nuvole rosse, che diffondono una tinta rosata mai vista sulla neve caduta di fresco.